“Non hanno capito che il problema non è se uno è bravo, ma se c’è un gruppo. Dopodiché c’è quello che tira, chi sta a rimorchio e chi frena. Ma lì posso accettare pure il ‘peggiore’, perché fa parte di un organismo”.
Così si sono espressi su la buona scuola i Maestri di strada, la Onlus di Napoli che lavora in contesti difficili. M’è parsa una voce inedita, che muove da un punto d’osservazione diverso da quello degli interlocutori abituali. Potete leggere l’intervista sul numero di aprile della rivista Una città. Con un titolo suggestivo: La fragilità comune.
Gli educatori della Onlus napoletana sono entrati anche a scuola e hanno scoperto che la maggiore difficoltà sta nel relazionarsi con i docenti: isolati, fragili, chiusi.
Educazione? no grazie
A monte di tutto c’è la svalutazione del ruolo dell’educazione e – conseguenza – della funzione sociale e culturale del docente: “… è un meccanismo tremendo, perché il mandato sociale non è ambiguo nei tuoi [del docente] confronti, lo è nei confronti dell’educazione”. Questa non è una novità. Ma nessuno sembra occuparsene.
La buona scuola sembra spingere ulteriormente verso la competizione tra i docenti con la conseguenza di rafforzarne il senso di isolamento e negare la costruzione di spazi in cui possano confrontarsi autenticamente: “L’organizzazione scolastica ti vuole isolato: ti assume, ti gestisce e ti valuta come singolo”.
Mentre fai una cosa, la stai sabotando
L’istituzione scuola è in crisi ‘dall’alto’. È un continuo correre e boicottarsi con un enorme dispendio di energie che non corrisponde al risultato. “Come un motore che gira a vuoto. E girare a vuoto fa male”.
Da qui il disagio, la noia, lo ‘sfastidio’ degli studenti rispetto a “un ingranaggio di cui non si comprende il senso”: si sentono presi in giro dall’istituzione, che da una parte ti promette e ti chiede, dall’altra non ti mette nelle condizioni di e non ti dà gli strumenti per, non ha cura, fa e disfa tesa a un obiettivo continuamente frustrato. “Tutte queste energie non vengono coordinate per dare un senso di soddisfazione lavorativa … facendoti sentire che quel che fai è utile, è ciò che desideri, e l’altro ti è grato”.
Viviamo in un mondo incapace di governarsi, questo concludono bambini e ragazzi: ha senso allora diventare adulti?
30 alunni: 2 Bes, 4 Dsa, 1 rom …
Alla base dell’educazione ci devono essere un tempo e un modo per instaurare una relazione umana. Continuità didattica e classi accettabili nel numero: ecco quello che serve. E invece abbiamo gli insegnanti continuamente spostati da una classe all’altra e classi di 30 alunni …
Poi ci sono le categorie: “Entri in classe e c’è il bambino straniero, il bambino ospedalizzato, il bambino figlio di carcerati, il bambino rom, e l’insegnante non dice: “Qui ci sono tredici bambini”, ma: “Qui ci sono due Bes, quattro Dsa, un rom …”. Interroghiamoci, allora, su che cos’è – o cosa dovrebbe essere – la classe: un insieme di individui distinti, separati, diversi, problematici, patologici o il luogo in cui s’incontrano e si integrano le diversità? ha senso parlare di collaborazione, solidarietà, integrazione se cominciamo a separare distinguere etichettare i bambini e i ragazzi non appena entrano in classe?
Facciamo un cerchio
La buona scuola punta sull’incremento del potere di selezione del dirigente, sulla premialità, sulla competizione. Persiste un’idea di scuola fatta di singoli e non di scuola come squadra. Uno scarto enorme rispetto a un mondo reale che ragiona e lavora in équipe.
Manca ne la buona scuola la cognizione che la scuola è comunità, che il problema se lo rendi individuale non lo risolvi, che educare vuol dire anzitutto accogliere e fare gruppo. Sentirsi parte di un gruppo.
Facciamo un cerchio: questa è la risposta, condividere e discutere la propria ‘fragilità comune’, affrontare finalmente ciascun problema come problema che riguarda e investe la collettività e non il singolo.
Noi auspichiamo che tutti i progetti che promuovono nelle scuole l’uso delle tecnologie digitali servano soprattutto per far propri il metodo e l’idea che sono alla base della didattica pensata con questi strumenti (l’e-learning): la collaborazione, la condivisione, l’interazione all’interno del gruppo, della classe, della scuola.
Perché tutti, docenti, studenti e, anche, genitori possano e vogliano sentirsi parte della comunità scuola.

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.