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  • Learning Analytics: cosa sono e a cosa servono

    Learning Analytics: cosa sono e a cosa servono

    La diffusione degli ambienti di apprendimento digitali e di protocolli specifici per il tracciamento delle attività ci mettono a disposizione oggi un volume di dati notevole.

    Questi dati possono essere utilizzati per monitorare i risultati raggiunti nell’apprendimento a distanza e migliorarli. A patto di adottare approcci e strumenti di analisi innovativi.

    Da qui lo sviluppo di un nuovo ambito di ricerca nel campo delle scienze educative, l’analisi dei dati o, meglio, le tecniche di analisi dei dati dell’apprendimento, i Learning Analytics.

    Cosa sono i Learning Analytics

    L’Horizon Report del 2016 (Higher Education Edition) ci dà questa definizione:

    L’analisi dei dati dell’apprendimento è un’applicazione educativa dell’analisi dei dati web volta a delineare il profilo degli studenti; un processo di raccolta e analisi dei dettagli delle interazioni individuali degli studenti nelle attività di apprendimento online.

    L’obiettivo dei Learning Analytics è dunque quello di

    • costruire pedagogie migliori
    • potenziare l’apprendimento attivo
    • raggiungere gli studenti a rischio
    • valutare i fattori che influenzano il completamento e il successo degli studenti.

    Storia dei Learning Analytics

    L’interesse nei confronti dell’analisi dei dati in campo educativo non nasce certo con l’e-learning.

    Già alla fine degli anni ’70 si era parlato di una “esplosione dei dati”. Ma è con l’affermarsi del web 2.0 che si aprono nuove possibilità per l’aggregazione di contenuti provenienti da fonti diverse, per la loro elaborazione e per lo scambio dei risultati con altri software.

    Nello stesso periodo si diffondono i LMS e, con la disponibilità di insiemi di dati sempre più ampi da analizzare, emerge il campo del data mining .

    L’Educational Data Mining

    Il data mining è un settore dell’informatica che applica una varietà di tecniche ai database per estrarre dati nascosti e potenzialmente utili. Il valore c’è ed è sommerso nel mare di dati. Bisogna trovare il modo di estrarlo.

    L’Educational Data Mining è una sotto area del settore che si occupa di

    • sviluppare metodi per esplorare i tipi di dati specifici che provengono da ambienti educativi
    • utilizzare questi metodi per capire meglio gli studenti e i contesti in cui imparano.

    Grazie all’apporto delle scienze sociali, l’attenzione si sposta gradualmente verso un approccio alle tecniche di analisi focalizzato sulla comprensione e sull’ottimizzazione dell’apprendimento. Nel 2010 questo campo di studi riceve un ulteriore stimolo con George Siemens:

    Il Learning Analytics è l’uso di dati intelligenti, di dati prodotti dallo studente e di modelli di analisi per scoprire informazioni e connessioni sociali, e per predire e dare consigli sull’apprendimento 

    La comunità del Learning Analytics nasce con la prima Conferenza Internazionale sui Learning Analytics (Banff , 2011) subito seguita dalla fondazione della Society for Learning Analytics Research. All’interno di questo nuovo campo di ricerca si sviluppano due filoni di studi:

    • l’Educational Data Mining che analizza dal punto di vista tecnico il modo in cui possiamo far emergere andamenti significativi da grandi insiemi di dati correlati all’apprendimento
    • il Learning Analytics che si focalizza sugli aspetti educativi per ottimizzare le opportunità di apprendimento online.

    Learning Analytics in prospettiva

    Il volume di dati da analizzare diventa sempre più grande. Per questo motivo è necessario che vengano definite le dimensioni pedagogiche dei Learning Analytics. In particolare occorrono:

    • una buona comprensione di come si apprende, di come si può facilitare l’apprendimento e dell’importanza dei fattori emotivi
    • il supporto al di fuori degli LMS: uno spostamento verso insiemi di dati provenienti da ambienti aperti, informali o blended
    • nuovi metodi di reportistica e visualizzazione personalizzati: facili da capire per gli studenti e chiaramente collegati a meccanismi di miglioramento del loro apprendimento.

    Dai Learning Analytics ci aspettiamo dunque modelli e strumenti per capire e migliorare sia l’apprendimento sia gli ambienti in cui avviene.

  • 4 modi in cui l’Intelligenza Artificiale può migliorare l’eLearning

    4 modi in cui l’Intelligenza Artificiale può migliorare l’eLearning

    Possiamo definire l’AI (Intelligenza Artificiale) come l’abilità di un sistema di svolgere compiti e attività, risolvere problemi tipici della mente e delle abilità degli umani.

    Sono moltissimi gli ambiti della nostra vita in cui già sono presenti evoluti sistemi di AI contribuendo a rivoluzione la nostra vita quotidiana. Ma anche il modo di pensare, di lavorare e di apprendere.

    Questa tecnologia calata nel contesto e nel settore dell’eLearning ha potenzialità enormi in termini di:

    • facilitazione dell’apprendimento per l’utente
    • facilitazione per i fornitori nel mettere in piedi sistemi di formazione online.

    Per quanto riguarda la formazione, l’Intelligenza Artificiale è frutto di una combinazione di algoritmi che si basano su: machine learning, deep learning ed elaborazione del linguaggio umano naturale.

    Le 4 tecnologie basate sull’AI che possono cambiare l’eLearning

    1. Chatbot e linguaggio naturale: gli strumenti presenti sulle piattaforme eLearning, attraverso sistemi di intelligenza artificiale, saranno in grado di elaborare domande agli utenti e rispondere anche alle domande che questi intendono porgli. Inoltre, l’AI potrà anche occuparsi di ricercare nuovi materiali didattici, togliendo il compito manuale a una risorsa umana. Gli utenti possono interagire con un assistente virtuale in grado di riconoscere la sua lingua e di studiare e adattarsi alle pronunce, ai linguaggi e ai diversi suoni umani.
    2. Formazione più efficiente: con l’AI sarà possibile migliorare sempre di più i percorsi e le esperienza formative degli utenti ma senza rinunciare alla qualità.
    3. Scoperta dei contenuti: come dicevano al punto 1 l’intelligenza artificiale sarà in grado autonomamente di ricercare nuovi materiali didattici per determinate tipologie di utenti facendo utilizzo di sistemi online, come le piattaforme per i video (ad esempio YouTube) e i marketplace online per la formazione.
      In questo modo il sistema potrà proporre agli utenti delle nuove esperienze di formazione personalizzata in base al suo stile di apprendimento.
    4. Creazione di contenuti: la tecnologia AI applicata all’editoria di corsi eLearning cambierà il modo in cui le sofware house creeranno i corsi per gli utenti.
      Grazie ai Big Data si potranno raccogliere una quantità enorme di dati e informazioni.
      Grazie all’AI questi dati e informazioni raccolte potranno essere trasformate in storie, articoli, video.

    L’AI fondamentale per l’eLearning           

    Il successo dell’integrazione tra AI e eLearning dipenderà sicuramente dal numero di persone che decideranno di utilizzare sistemi basati questo binomio.

    È indubbio che l’Intelligenza Artificiale invade già oggi la nostra vita quotidiana e lavorativa, pertanto siamo certi che diverrà anche una chiave fondamentale per il successo e il miglioramento della formazione eLearning.

  • Stress Lavoro Correlato: le fonti

    Stress Lavoro Correlato: le fonti

    Secondo l’Accordo Europeo sullo Stress Lavoro Correlato siglato nel 2004, lo stress è definibile come “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che alcuni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro”.

    Dal 1 gennaio 2011 è obbligatorio per le aziende italiane valutare anche lo Stress Lavoro Correlato, obbligo già anticipato dal decreto legislativo 81/2008 in conformità all’Accordo Europeo del 2004 sopracitato.

    La valutazione del rischio da parte del datore di lavoro deve essere effettuata con frequenza non inferiore ai tre anni, salvo i casi in cui valutazioni precedenti su uno specifico soggetto non segnalino l’esigenze di svolgere la valutazione a intervalli più ravvicinati.

    Lo Stress Lavoro Correlato è definibile, dal lato umano, come la percezione che il lavoratore avverte quando le richieste dell’organizzazione e dell’ambiente lavorativo eccedono le sue capacità individuali e professionali per fronteggiare tali richieste.

    Fonti dello Stress Lavoro Correlato

    Le fonti dello Stess Lavoro Correlato possono essere definite su due distinti piani: il primo riguarda le fonti di stress che derivano dall’ambiente di lavoro e le seconde invece dal contenuto specifico del lavoro.

    Per quanto riguarda le prime riconosciamo tra le principali fonti di stress:

    • cultura organizzativa dell’azienda (scarsa comunicazione, scarso sostegno e assenza di obiettivi professionali)
    • definizione della carriera professionale e del ruolo dell’individuo all’interno dell’azienda
    • difficoltà nella gestione dei rapporti interpersonali sul luogo di lavoro

    Sono invece fonti di Stress che dipendo dal contenuto del lavoro:

    • orari di lavoro pesanti
    • carichi di lavoro eccessivi
    • organizzazione del lavoro non conforme alle competenze professionali
    • carenze infrastrutturali (scarsa illuminazione, spazi insufficienti, scarse condizioni igieniche e temperature non ottimali)

    Check list per la valutazione dello Stress Lavoro Correlato

    Sono diverse le linee guida indicate per l’identificazione e la valutazione dello Stress sui luoghi di lavoro.

    Importante è non ricercare situazione di stress delle singole persone all’interno dell’organizzazione. È bene operare una valutazione che vada ad evidenziare eventuali fonti di stress localizzate per aree aziendali o reparti.

    L’utilizzo di questionari o check list da sottoporre a campione sono una pratica utilizzata per la valutazione di questo rischio e hanno l’obiettivo di individuare le persone, le aree o i reparti che sono soggetti al rischio e quindi di implementare le misure preventive necessarie.