{"id":2094,"date":"2015-06-04T15:40:05","date_gmt":"2015-06-04T13:40:05","guid":{"rendered":"http:\/\/ardea.srl\/?p=2094"},"modified":"2015-06-05T15:11:52","modified_gmt":"2015-06-05T13:11:52","slug":"la-buona-scuola-a-quali-problemi-risponde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ardea.srl\/it\/la-buona-scuola-a-quali-problemi-risponde\/","title":{"rendered":"La buona scuola: a quali problemi risponde?"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<i>Non hanno capito che il problema non \u00e8 se uno \u00e8 bravo, ma se c\u2019\u00e8 un <\/i>gruppo<i>. Dopodich\u00e9 c\u2019\u00e8 quello che tira, chi sta a rimorchio e chi frena. Ma l\u00ec posso accettare pure il \u2018peggiore\u2019, perch\u00e9 fa parte di un organismo\u201d.\u00a0<\/i><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Cos\u00ec si sono espressi su <i>la buona scuola<\/i> i <a href=\"http:\/\/www.maestridistrada.it\">Maestri di strada<\/a>, la Onlus di Napoli che lavora in contesti difficili. M\u2019\u00e8 parsa una voce inedita, che muove da un punto d\u2019osservazione diverso da quello degli interlocutori abituali. Potete leggere l\u2019intervista sul numero di aprile della rivista <a href=\"http:\/\/www.unacitta.it\/newsite\/interviste.asp\">Una citt\u00e0<\/a>. Con un titolo suggestivo: <i>La fragilit\u00e0 comune<\/i>.<\/p>\n<p>Gli educatori della Onlus napoletana sono entrati anche a scuola e hanno scoperto che la maggiore difficolt\u00e0 sta nel\u00a0relazionarsi\u00a0con i docenti: isolati, fragili, chiusi.<\/p>\n<h2><b>Educazione? no grazie<\/b><\/h2>\n<p>A monte di tutto c\u2019\u00e8 la svalutazione del ruolo dell\u2019educazione e &#8211; conseguenza &#8211; della funzione sociale e culturale del docente: \u201c<i>\u2026 \u00e8 un meccanismo tremendo, perch\u00e9 il mandato sociale non \u00e8 ambiguo nei tuoi <\/i>[del docente]<i> confronti, lo \u00e8 nei confronti dell\u2019educazione<\/i>\u201d. Questa non \u00e8 una novit\u00e0. Ma nessuno sembra occuparsene.<\/p>\n<p><em>La buona scuola<\/em> sembra spingere ulteriormente verso la competizione tra i docenti con la conseguenza di rafforzarne il senso di isolamento e negare la costruzione di spazi in cui possano confrontarsi autenticamente: \u201c<i>L\u2019organizzazione scolastica ti vuole isolato: ti assume, ti gestisce e ti valuta come singolo<\/i>\u201d.<\/p>\n<h2><b>Mentre fai una cosa, la stai sabotando<\/b><\/h2>\n<p>L\u2019istituzione scuola \u00e8 in crisi \u2018dall\u2019alto\u2019. \u00c8 un continuo correre e boicottarsi con un enorme dispendio di energie che non corrisponde al risultato. \u201c<i>Come un motore che gira a vuoto. E girare a vuoto fa male<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Da qui il disagio, la noia, lo \u2018sfastidio\u2019 degli studenti rispetto a \u201c<i>un ingranaggio di cui non si comprende il senso<\/i>\u201d: si sentono presi in giro dall\u2019istituzione, che da una parte ti promette e ti chiede, dall\u2019altra non ti mette nelle condizioni di e non ti d\u00e0 gli strumenti per, non ha cura, fa e disfa tesa a un obiettivo continuamente frustrato. \u201c<i>Tutte queste energie non vengono coordinate per dare un senso di soddisfazione lavorativa \u2026 facendoti sentire che quel che fai \u00e8 utile, \u00e8 ci\u00f2 che desideri, e l\u2019altro ti \u00e8 grato<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Viviamo in un mondo incapace di governarsi, questo concludono\u00a0bambini e ragazzi: ha senso allora diventare adulti?<\/p>\n<h2><b>30 alunni: 2 Bes, 4 Dsa, 1 rom \u2026<\/b><\/h2>\n<p>Alla base dell\u2019educazione ci devono essere un tempo e un modo per instaurare una relazione umana. Continuit\u00e0 didattica e classi accettabili nel numero: ecco quello che serve. E invece abbiamo gli insegnanti continuamente spostati da una classe all\u2019altra e classi di 30 alunni \u2026<\/p>\n<p>Poi ci sono le categorie: \u201c<i>Entri in classe e c\u2019\u00e8 il bambino straniero, il bambino ospedalizzato, il bambino figlio di carcerati, il bambino rom, e l\u2019insegnante non dice: \u201cQui ci sono tredici bambini\u201d, ma: \u201cQui ci sono due Bes, quattro Dsa, un rom \u2026<\/i>\u201d. Interroghiamoci, allora, su che cos\u2019\u00e8 &#8211; o cosa dovrebbe essere &#8211; la classe: un insieme di individui distinti, separati, diversi, problematici, patologici o il luogo in cui s\u2019incontrano e si integrano le diversit\u00e0? ha senso parlare di collaborazione, solidariet\u00e0, integrazione se cominciamo a separare distinguere etichettare i bambini e i ragazzi non appena entrano in classe?<\/p>\n<h2><b>Facciamo un cerchio<\/b><\/h2>\n<p><i>La buona scuola<\/i> punta\u00a0 sull\u2019incremento del potere di selezione del dirigente, sulla premialit\u00e0, sulla competizione. Persiste un\u2019idea di scuola fatta di singoli e non di scuola come squadra. Uno scarto enorme rispetto a un mondo reale che ragiona e lavora in \u00e9quipe.<\/p>\n<p>Manca ne <i>la buona scuola<\/i> la cognizione che la scuola \u00e8 comunit\u00e0, che il problema se lo rendi individuale non lo risolvi, che educare vuol dire anzitutto accogliere e fare gruppo. Sentirsi parte di un gruppo.<\/p>\n<p><i>Facciamo un cerchio<\/i>: questa \u00e8 la risposta, condividere e discutere la propria \u2018fragilit\u00e0 comune\u2019, affrontare finalmente ciascun problema come problema che riguarda e investe la collettivit\u00e0 e non il singolo.<\/p>\n<p>Noi auspichiamo che tutti i progetti che promuovono nelle scuole l\u2019uso delle tecnologie digitali servano soprattutto per far propri il metodo e l&#8217;idea\u00a0che sono alla base della didattica pensata\u00a0con questi strumenti (l&#8217;e-learning): la collaborazione, la condivisione, l\u2019interazione all\u2019interno del gruppo, della classe, della scuola.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 tutti, docenti, studenti e, anche, genitori possano e vogliano sentirsi parte della comunit\u00e0 scuola.<\/p>\n<h4>A quali di questi problemi pensate che <i>la buona scuola<\/i> dia risposta?<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNon hanno capito che il problema non \u00e8 se uno \u00e8 bravo, ma se c\u2019\u00e8 un gruppo. 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