Categoria: Sicurezza sul lavoro

  • Cosa sono i DPI intelligenti e come funzionano?

    Cosa sono i DPI intelligenti e come funzionano?

    Quando parliamo di DPI facciamo riferimento ai diversi dispositivi di protezione individuale conosciuti per la loro funzionalità: garantire livelli elevati di sicurezza sul lavoro grazie all’utilizzo di materiali o componenti di tipo avanzato.

    L’art. 40 D. Lgs.626/94 definisce i DPI come “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.

    Ma se dei DPI conosciamo praticamente tutto, sappiamo ancora poco dei DPI intelligenti che utilizzano elementi tecnologici innovativi per garantire un grado di protezione ancora maggiore.

    Così la sicurezza sul lavoro si apre a nuovi scenari, difficilmente ipotizzabili in passato, per compiere un notevole passo in avanti.

    DPI intelligenti, ecco come funzionano

    Alla base dei DPI intelligenti c’è l’architettura IoT – (Internet of Things), un insieme di oggetti collegati tra loro attraverso internet e in grado di comunicare tra loro. Sensori, rilevatori e altri elementi smart vengono combinati ai tradizionali DPI per implementarne le funzionalità e ottimizzarne l’efficacia.

    I DPI smart smart sono caratterizzati da una forte componente proattiva: il loro obiettivo è favorire la prevenzione degli infortuni attraverso un dialogo automatico tra i vari elementi elettronici e il campo operativo.

    Ogni componente dei DPI intelligenti è in grado di catturare e valutare i parametri riguardanti lo stato di salute di chi li indossa, l’ambiente in cui l’individuo si muove e l’attività svolta durante il loro utilizzo. In questo modo, il lavoratore è monitorato durante il lavoro ed è avvertito prima che la situazione diventi critica.

    Un esempio noto è quello riguardante i nuovi dispositivi intelligenti per i vigili del fuoco. Si tratta di giubbotti dotati di sensori e moduli di trasmissione dati che permettono una sicurezza nettamente maggiore.

    Dai dispositivi viva voce ai sensori per la trasmissione della posizione fino all’abbigliamento climatizzato in caso di temperature estreme, l’elenco delle possibili applicazioni dei DPI intelligenti è lungo e dettagliato, con risultati che promettono di essere indiscutibilmente importanti.

  • Sicurezza sul lavoro e salute: come influisce il genere?

    Sicurezza sul lavoro e salute: come influisce il genere?

    Più che uguaglianza, parità. Perché quando si parla di genere e di lavoro, purtroppo, si rischia ancora di incappare in convinzioni che non valorizzano le peculiarità dei due sessi ma ne incrementano la distanza. Il più delle volte costringendo la donna a un posizione di subalternità che ne ostacola la realizzazione.

    Le differenze non vanno negate. Bisogna riconoscerle e tutelarle, soprattutto nelle prassi di salute e sicurezza sul posto di lavoro.

    Il genere influisce sui rischi legati alla professione e per questo bisogna porre particolare attenzione alle norme che regolano la sicurezza sui luoghi di lavoro con una conseguente revisione critica per promuovere la parità.

    Sicurezza sul lavoro e genere: le differenze nel riconoscimento delle malattie professionali

    Anche se esiste una legislazione in merito, si sottostima ancora l’importanza di una corretta valutazione e gestione dei pericoli legati alla differenza di genere.

    Gli standard riguardanti la salute e la sicurezza sul lavoro, infatti, sono spesso basati su studi effettuati sulla popolazione maschile che poco tengono in considerazione le specificità femminili. Non solo: il rischio infortunistico è incrementato dalle caratteristiche degli utensili e dei dispositivi di protezione forniti ai lavoratori progettati tenendo conto di un “individuo medio di sesso maschile”.

    In questo senso, un aiuto prezioso arriva dalla medicina di genere che associa le caratteristiche biologiche agli effetti diversi osservati in lavoratrici e lavoratori in situazioni analoghe.

    Gli uomini e le donne non rispondono in uguale modo alla stessa esposizione al rischio e spesso non siamo ancora capaci di riconoscere le malattie professionali o gli infortuni nel genere femminile . È quanto afferma Silvana Salerno, in un intervento in cui vengono citati diversi studi svolti in Canada e Svezia.

    Nonostante scarseggino le ricerche condotte sulle differenze di genere sul luogo di lavoro, i risultati fotografano una situazione critica: le donne sono più vulnerabili a determinati fattori lavorativi ma la valutazione del rischio è squilibrata a vantaggio degli uomini.

    Le possibili azioni da mettere in atto nei luoghi di lavoro

    Ecco alcuni suggerimenti per creare un ambiente di lavoro attento al genere femminile:

    • Avviare azioni di monitoraggio, raccolta dati e informazioni sulla salute e sicurezza in ottica di genere.
    • Coinvolgere più donne nelle decisioni in materia di salute e sicurezza.
    • Tenere conto delle peculiarità individuali a partire dal genere di appartenenza.
    • Attivare processi di informazione e comunicazione per garantire coinvolgimento e partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici.
    • Individuare le lacune negli accordi di lavoro che possono produrre effetti indesiderati di non equità tra donne e uomini (es. orari.;
    • Migliorare le informazioni raccolte sulle esperienze negative di lavoro di uomini e donne.
  • Tecnostress: cosa ci ha lasciato in eredità il Coronavirus?

    Tecnostress: cosa ci ha lasciato in eredità il Coronavirus?

    Il termine Tecnostress compare per la prima volta negli anni ’80: lo psicologo americano Craig Broad lo crea per descrivere il malessere che consegue a un eccessivo e prolungato uso di dispositivi tecnologici.
     
    Negli anni, la patologia è diventata sempre più diffusa al punto che, dal 2007, in Italia è riconosciuta come malattia professionale per effetto di una sentenza emessa dalla Procura di Torino.

    Tecnostress e Smart Working

    Negli ultimi mesi, complice la grande diffusione dello Smart Working (o del “lavoro da remoto”), il Tecnostress è tornato a tenere banco tra studiosi e addetti ai lavori, interessati a studiarne le cause e i possibili rischi per la salute dei lavoratori.

    Il lockdown imposto dall’emergenza Coronavirus prima e le aperture centellinate di aziende e imprese poi, hanno trasformato il lavoro agile in un “lavoro senza mobilità”, caratterizzato da spostamenti praticamente assenti e periodi di svago ridotti all’osso.

    La difficoltà a distrarsi una volta terminato il lavoro ha condizionato la vita degli italiani, spesse volte incapaci di abbandonare l’ufficio virtuale e di staccare la spina dal computer. Non senza conseguenze negative per la salute.

    L’iperconessione per molti smart worker si è trasformata in malesseri ricorrenti, stress acuto e in un sovraccarico di tempo dedicato alle mansioni lavorative.

    Tecnostress: l’eredità del Coronavirus

    Secondo una ricerca di Netdipendenza Onlus, tra i sintomi da Tecnostress lasciati in eredità dal Coronavirus agli impiegati digitali si trovano: mal di testa (44,5%), calo della concentrazione (35,4%), nervosismo e alterazione dell’umore (33,8%), tensioni neuromuscolari (28,5%), stanchezza cronica (23,3%), insonnia (22,9%), ansia (20,4%), disturbi gastro-intestinali (15,8%) e dermatite da stress (6,9%). Tra i sintomi più gravi, invece, ecco alterazioni comportamentali (7,1%), attacchi di panico (2,6%) e depressione (2,1%).

    L’indagine ha coinvolto oltre mille smart workers, di cui l’87,5% ha dichiarato di usare frequentemente dispositivi mobili connessi a Internet per motivi di lavoro.  La maggior parte degli interpellati ha ammesso di essere rimasta collegata alla rete per almeno 8 ore, con picchi di 6 ore anche per quanto riguarda l’utilizzo dello smartphone.

    La quasi totalità degli intervistati non ha nascosto di aver utilizzato i dispositivi tecnologici per motivi di lavoro anche a tarda sera, nel letto o, addirittura, nel weekend. Una situazione, questa, che pone inevitabili interrogativi sul comportamento che individui e imprese dovrebbero adottare per contrastare il problema.