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  • Due anni dal GDPR: la situazione in Italia e in Europa

    Due anni dal GDPR: la situazione in Italia e in Europa

    Il 25 Maggio 2018, due anni dopo la prima pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale europea, entrava in vigore il GDPR (General Data Protection Regulation), con lo scopo di regolamentare la circolazione e l’utilizzo dei dati personali all’interno dell’Unione Europea e verso le altre parti del mondo.

    A due anni di distanza dalla sua applicazione è lecito interrogarsi sullo stato di avanzamento della normativa e sugli effetti che essa ha prodotto.

    Un ripasso del GDPR

    L’ obiettivo generale del GDPR è quello di aumentare la protezione dei cittadini appartenenti all’area dell’UE, anche i non residenti, restituendo loro il controllo dei propri dati personali e facilitando, allo stesso tempo, la circolazione degli stessi.

    Come? Obbligando aziende, imprese e organizzazioni a trattare le informazioni sensibili solo dopo esplicito consenso, con la massima chiarezza e indicando in modo trasparente le finalità, le modalità e la durata del trattamento. Ciò comporta l’archiviazione dei dati esclusivamente per il periodo necessario al raggiungimento delle finalità dichiarate.

    Il GDPR delega al titolare la gestione del rischio, imponendogli l’attuazione di comportamenti proattivi volti a garantire la riservatezza, la sicurezza e l’integrità dei dati delle persone interessate da furti o eventi accidentali. In caso di Data Breach, infatti, è lo stesso responsabile ad avere l’obbligo di darne esplicita comunicazione (entro 72 ore), fornendo tutti i dettagli sulla violazione e sulle azioni intraprese per limitarne le conseguenze.

    Il biennio 2018-2020: le sanzioni più importanti

    Il mancato adempimento della normativa, come si legge nel testo ufficiale , espone a pene pecuniarie estremamente severe e onerose.

    Qual è la situazione due anni dopo?

    Secondo i dati diffusi da enforcementtracker.com, da Luglio 2018 a Marzo 2020 sarebbero state emesse nell’Unione Europea 230 sanzioni per un ammontare totale pari a 466.677.568 euro.

    La più importante, di circa 204 milioni di euro, è toccata alla British Airways, responsabile del furto dei dati personali di circa 500.000 clienti a seguito di un attacco hacker. Molto clamore ha suscitato anche il caso di Google, sanzionato con 50 milioni di euro dal garante della privacy per “mancanza di trasparenza, informazioni adeguate e mancanza di un valido consenso in merito alla personalizzazione degli annunci”.

    Non è mancata una serie di casi minori dovuti, il più delle volte, a implicazioni politiche: tra questi ha fatto storia quello di un medico reo di aver utilizzato i dati di 3.500 ex pazienti a scopi elettorali (sanzionato per 16.000 euro), o l’Associazione Rousseau del Movimento 5 Stelle colpevole di criticità legate alla sicurezza dell’omonima piattaforma (50.000 euro).

    Nonostante due anni di lavori a pieno regime, alle Autorità della Privacy non sono mancate critiche. L’ultima è arrivata nelle scorse settimane dal New York Times, secondo cui “il GDPR non ha ancora mostrato i denti” come ci si aspettava.

    GDPR: a che punto sta l’Italia?

    L’ Osservatorio di Cybersecurity e Data Protection ha condotto una ricerca per comprendere lo stato di avanzamento dei lavori e le criticità mostrate dal GDPR nel panorama italiano.

    Seppur davanti agli occhi di molti ci sia ancora la multa di 27 milioni di euro pagata dalla Tim per violazioni multiple e protratte nel tempo, i risultati sono abbastanza incoraggianti: la quasi totalità delle aziende ha messo in atto progetti di implementazione del GDPR e il 45% ha aumentato il budget dedicato.

    Nello specifico, le imprese si sono occupate principalmente di: creare un registro del trattamento dati (85%), individuare i diretti responsabili del trattamento (81%), definire le procedure di Data Breach notification (68%) e valutarne i rischi (66%).

    Infine, complici le numerosi azioni di formazione del personale e dei dirigenti sfruttando anche la modalità e-learning, è diventata ormai comune la figura del DPO (Data Protection Officer), presente nel 65% delle nostre organizzazioni.

  • Formazione GDPR: perché è importante formare i dipendenti

    Formazione GDPR: perché è importante formare i dipendenti

    Il GDPR è il regolamento dell’Unione Europea in materia di trattamento dei dati personali e di privacy. Direttamente applicabile a tutti gli stati membri a partire dal 25 maggio 2018. Il regolamento nasce da precise esigenze, di certezza giuridica, armonizzazione e maggiore semplicità delle norme riguardanti il trasferimento di dati personali dall’Ue verso altre parti del mondo.

    Del regolamento se ne parla molto. Ma forse un aspetto poco approfondito è la formazione del personale in ambito privacy, e il suo aggiornamento: due pietre miliari indispensabili per non trovarsi impreparati. Occorre creare una vera cultura della privacy all’interno della propria organizzazione: non è più possibile ormai considerare la protezione dei dati un mero adempimento documentale e burocratico.

    Formazione GDPR dipendenti

    Per riuscire a sviluppare una formazione sul GDPR efficace all’interno dell’azienda bisogna scegliere la forma e i programmi adatti. Istruire i dipendenti risulta responsabilità del Titolare del Trattamento; sul Responsabile della Protezione dei Dati ricade invece il controllo dell’efficacia della formazione e la sua verifica nel corso del tempo.

    Creare una cultura della privacy porta determinati vantaggi, ad esempio:

    • fidelizzazione del cliente o cittadino
    • maggiore qualità dei prodotti/servizi
    • personale motivato
    • riduzione del rischio di sanzioni
    • tutela della “reputation”.

    L’obiettivo delle attività di formazione sul GDPR dovrebbe essere quello di fornire strumenti metodologici e pratici che soddisfino tutti i requisiti normativi di conformità al GDPR.

    E-learning per il GDPR

    Un valido strumento di supporto alla realizzazione di tale sistema formativo è l’utilizzo dell’e-learning. Avere a disposizione contenuti fruibili online assicura molteplici vantaggi:

    • formazione sistematica, coerente e ripetibile
    • facilità di accesso
    • riduzione dei costi per l’erogazione e la partecipazione.

    E quali sono le sanzioni in caso di mancata erogazione della Formazione GDPR?

    Ce lo indica Confcommercio: scatta, ai sensi dell’art. 83 par. 4 del Regolamento Privacy europeo, la sanzione pecuniaria fino a 10 milioni di euro o, per le imprese, fino al 2% del fatturato mondiale annuo dell’anno precedente se superiore.