Cathy Moore è l’esperta di formazione agile per antonomasia. Sostiene con passione che per migliorare le prestazioni di business occorre puntare sulle persone, motivarle e coinvolgerle.
Ha inventato l’action mapping, un approccio visuale per progettare la formazione orientato alle azioni che le persone devono imparare a fare. Il suo blog è una vera miniera di suggerimenti, consigli ed esempi.
Ne abbiamo parlato con Massimo Scali, titolare della nostra società. Ecco che cosa ci ha detto.
Che cosa ti ha colpito del metodo di Cathy Moore?
Mi è piaciuta la Moore per il suo approccio pragmatico alla formazione: qual è il problema, quali le cause? Bene, mettiamo in campo soluzioni operative e definiamo obiettivi che possiamo misurare. È un approccio molto simile a quello che usiamo nella programmazione del software.
Che tipo di programmazione? Come progetti il software?
Da 12-13 anni facciamo programmazione agile: è un metodo di sviluppo per rendere la programmazione più mirata ed efficace. In questo modo eliminiamo ogni ridondanza, l’eccesso di documentazione, di studi preliminari, di analisi. E riduciamo il tempo dedicato a tutte queste attività, sostituendole con cose come la progettazione incrementale, i test automatici, l’interazione tra le persone coinvolte nello sviluppo, incluso il cliente. Insomma, ci focalizziamo sull’obiettivo, il software funzionante, e lo raggiungiamo con pratiche informate ai valori dello sviluppo agile.
La programmazione agile è un po’ una derivazione della Lean Production …
Sì, la filosofia alla base della produzione snella, o Lean Production appunto, è proprio quella di eliminare gli sprechi, una revisione del sistema produttivo che, lo sappiamo, è partita dalla giapponese Toyota. Ecco, con la programmazione agile cerchiamo di fare un po’ la stessa cosa: eliminiamo le ridondanze, tutte quelle attività che producono carta, senza aggiungere valore, e finiscono per appesantire il processo e per renderne più difficile la revisione se qualcosa non funziona.
E Cathy Moore? Come l’hai incontrata?
Ho trovato la Moore proprio mentre cercavo qualcosa di simile alla programmazione agile nella formazione. Volevo capire come è declinato questo concetto dell’agilità nella formazione.
E che cosa hai scoperto?

Ho scoperto che progettare la formazione è qualcosa di molto simile allo sviluppo del software. L’approccio classico allo sviluppo software è un processo lineare, scomposto in fasi: si parte dalla raccolta dei requisiti del sistema, poi c’è l’analisi dei requisiti, la definizione dell’architettura del sistema, la scrittura del codice, infine si testa il sistema e … se i test evidenziano un problema, beh, allora è difficile e costoso tornare indietro a rivedere tutto il processo! Anche nella formazione spesso si adotta un processo lineare, l’ADDIE: analisi, progettazione, sviluppo, implementazione, valutazione. Si fa un gran lavoro di analisi e progetto e si testa solo alla fine. E se c’è un problema? Se qualcosa non funziona?
Quindi l’approccio classico, lineare, non funziona poi tanto bene nemmeno nella formazione …
Esatto, il concetto di agilità applicato alla formazione è proprio tutto il contrario: si parte dal problema, cosa c’è che non va, cosa non si fa e si dovrebbe fare o viceversa, e si definiscono obiettivi precisi e misurabili in contesti reali. Poi, soltanto poi, si progettano le attività, formative e non solo, per conseguire quegli obiettivi specifici. Insomma, dobbiamo fare proprio quello che dice la Moore, non dobbiamo istruire le persone su argomenti preconfezionati: dobbiamo partire da quello che non funziona e poi possiamo stabilire quali passi fare per risolvere il problema.
Secondo te il modello proposto dalla Moore possiamo applicarlo sempre, in qualsiasi situazione?
No, dobbiamo fare attenzione: questo tipo di processo, focalizzato sul problema e sulla sua soluzione, non esaurisce il discorso formazione. In molti contesti, a partire da quello della scuola, è importante costruire una base di conoscenze più ampia. Perché? Perché è solo mettendo in relazione tante informazioni, e diverse tra loro, che posso stimolare la creatività e l’innovazione.

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