Autore: Paola Tettamanti

  • Il protocollo SCORM: tutti i pro e i contro del vecchio standard (II)

    Il protocollo SCORM: tutti i pro e i contro del vecchio standard (II)

    Questo articolo è la continuazione del precedente in cui abbiamo trattato il protocollo SCORM e i suoi vantaggi.

    I limiti di tracciamento

    Paola: Veniamo ora ai limiti. Che cosa ci puoi dire contro il protocollo SCORM?

    Massimo: Io ci vedo due limiti fondamentali: il primo riguarda il tracciamento delle attività, il secondo la rigidità che impone nella progettazione dei contenuti.

    Paola: Riguardo al tracciamento?

    Massimo: SCORM registra lo stato intermedio, se lo studente interrompe la visione del pacchetto, lo stato finale, le risposte e il punteggio delle verifiche. In sostanza non traccia quello che succede durante la fruizione del pacchetto. Oltre tutto, quando lo studente ha terminato la visione del contenuto SCORM mantiene solo la registrazione dello stato finale, quindi perdiamo tutto quello che è avvenuto tra l’inizio e la fine.

    Paola: Ho capito, ma in che senso questo è un limite? Dopo tutto, se mi metto nei panni di un responsabile RU, mi basta sapere se il mio dipendente ha seguito il corso e se ha superato la prova…

    Massimo: Non è più così vero. Ormai anche chi richiede formazione per i dipendenti vuole la garanzia di un apprendimento effettivo, dell’acquisizione di competenze specifiche. Questo ci porta a rivedere completamente sia la progettazione dei contenuti sia il tracciamento delle attività.

    Paola: Quindi non basta più il tracciamento del solo risultato ma ci serve tracciare anche l’intero processo di apprendimento, giusto?

    Massimo: Esatto. E qui veniamo al secondo grosso limite, la rigidità…

    Il protocollo SCORM è flessibile?

    Massimo: Ci sono dei casi in cui il tracciamento deve registrare interazioni articolate (come in uno scenario), attività che richiedono un’interazione complessa (come nelle tecniche di gioco), contenuti ramificati in cui lo studente può scegliere percorsi diversi all’interno del corso. In tutti questi casi SCORM non è capace di tracciare i dettagli dell’interazione.

    Paola: Ho capito. E cosa mi dici di SCORM e del mobile-learning? Ormai molta gente approfitta anche gli spostamenti per fare formazione e quindi utilizza dispositivi mobili. Come si comporta il protocollo SCORM su un telefono cellulare?

    Massimo: Ecco, anche questo è un limite grave di SCORM. I pacchetti SCORM mancano di adattabilità, alcuni contenuti risultano addirittura non rappresentabili su un telefonino…

    Paola: Quindi la cosiddetta “responsività”, cioè la reattività e l’adattabilità della pagina alle dimensioni dello schermo, di un pacchetto SCORM sono basse?

    Massimo: Sì. Più esattamente è un limite dello strumento con cui si creano i contenuti da esportare come SCORM.

    Paola: Direi che è un limite gravissimo, dal momento che oggi la maggior parte degli utenti di e-learning lo fa dal telefonino…

    Massimo: Esatto. Questa rigidità è un po’ il problema di tutti gli strumenti su cui non hai controllo a livello di programmazione…

    Paola: Sarebbe a dire…?

    Massimo: Sarebbe a dire che non puoi intervenire sul codice sorgente per fare delle modifiche.

    Costi elevati e assistenza tecnica complicata

    Paola: E con riguardo ai costi, che cosa mi puoi dire?

    Massimo: Allora, i due strumenti più usati per costruire contenuti SCORM sono Adobe Captivate e Articulate Storyline, entrambi con costi elevati di licenza. Inoltre, se vuoi creare un contenuto fatto bene, con molte interazioni, l’operazione diventa ancora più complessa e costosa. E questo è un aspetto che molti rivenditori di corsi non considerano…

    Paola: Ti faccio ancora una domanda.  Capita che uno studente abbia bisogno di assistenza tecnica nel bel mezzo di un contenuto SCORM. Che cosa succede? Come fai per aiutarlo?

    Massimo: Ti ringrazio intanto per la domanda: questo è un limite importantissimo dello standard. Io che gli faccio assistenza non sono in grado di capire a che punto è e quindi o mi faccio mandare una schermata del punto in cui si è bloccato oppure devo assumere la sua identità per entrare sul pacchetto SCORM e scoprire a che punto è. È una procedura veramente inaccettabile!

    Paola: A questo punto devo necessariamente chiederti perché continui a usare SCORM…

    Massimo: Allora, premetto che già da tempo stiamo studiando e provando soluzioni alternative. Con riguardo al fatto che ancora usiamo Articulate Storyline e SCORM la risposta è semplice: molti clienti ci richiedono ancora pacchetti SCORM. Cambiare protocollo impone di ripensare l’intera progettazione dei contenuti e dell’ambiente che li ospita in funzione dell’esperienza dell’apprendente. Una cosa che, almeno in ambito SSL, il mercato non richiede ancora.

    Il protocollo SCORM e le possibili alternative

    Paola: Avete già prodotto contenuti con altri strumenti e compatibili ad esempio con xAPI, il più probabile successore di SCORM?

    Massimo: Certo. Intanto abbiamo cominciato a migrare tutti i test direttamente dentro a Moodle, anche adoperando H5P per costruire attività interattive più efficaci e accattivanti. E poi stiamo usando Twine per costruire scenari interattivi, contenuti che diventeranno sempre più centrali nei nostri corsi. 

    Paola: Per concludere, Massimo, possiamo riprendere ciò che dicevi all’inizio, cioè che SCORM è stato il primo linguaggio dell’e-learning. Quindi ora possiamo dire che l’e-learning è andato avanti mentre SCORM è rimasto indietro…

  • Il protocollo SCORM: tutti i pro e i contro del vecchio standard (I)

    Il protocollo SCORM: tutti i pro e i contro del vecchio standard (I)

    Il protocollo SCORM è lo standard adottato da quasi tutte le piattaforme per l’erogazione di corsi in e-learning. Questo protocollo rende leggibili i contenuti di un corso (lezioni e test) e registra in superficie l’attività dello studente conservando il solo stato finale: contenuto visionato/non visionato, test superato/non superato.

    Abbiamo intervistato l’ing. Massimo Scali, Amministratore di Ardea srl ed esperto di tecnologie per l’e-learning, per capire meglio

    • che cosa offre il protocollo SCORM
    • quali sono i suoi limiti
    • quali le prospettive e le possibili alternative.

    Il protocollo SCORM: tutti i vantaggi

    Paola: Dunque, Massimo, cominciamo. Anzitutto puoi spiegarci che cos’è il protocollo SCORM?

    Massimo: SCORM è, in un certo senso, il primo linguaggio dell’e-learning. Dalla sua nascita nel 2000 fino al rilascio del suo ultimo aggiornamento nel 2009, ha garantito uno standard di lettura e registrazione dei dati soddisfacente e una buona compatibilità con la maggior parte delle piattaforme LMS.

    Paola: Puoi raccontarci la tua esperienza con SCORM?

    Massimo: Per costruire i nostri corsi fino a oggi abbiamo utilizzato Articulate Storyline. Con il tempo però, ci siamo resi conto che Storyline e il protocollo SCORM rappresentano un vincolo che ci limita moltissimo nella produzione dei contenuti, delle attività e delle verifiche… 

    Paola: Ecco, allora vediamo un po’ quali sono questi limiti di SCORM

    Massimo: Forse è meglio se prima te ne descrivo i vantaggi. Anzitutto un contenuto o pacchetto SCORM può essere creato in un sistema e usato in molti altri sistemi senza alcun cambiamento. In questo modo possiamo vendere ogni modulo o corso a chiunque usi un LMS compatibile con SCORM, cioè praticamente tutte le piattaforme oggi disponibili sul mercato. Un bel vantaggio in termini di costo!

    Paola: Ma i contenuti costruiti con SCORM hanno anche un buon livello di interattività?

    Massimo: SCORM permette un’interattività molto limitata: posso mettere qualche pulsante di rimando ad altri contenuti del pacchetto o inserire un mini-quiz all’interno della lezione. Ma oggi abbiamo strumenti molto più potenti per costruire contenuti interattivi. Ad esempio H5P, che oltre tutto è gratuito e compatibile con HTML5.

    Paola: Ci sono altri vantaggi nell’usare il protocollo SCORM?

    Massimo: Puoi includere le verifiche all’interno del pacchetto e controllare il tempo che lo studente trascorre sul corso prima di marcarlo come completato. Una funzione utile, ad esempio, nei corsi sulla SSL, in cui la formazione è misurata anche in base alla durata minima di fruizione del corso.

    [Vai alla seconda parte]

  • Un morto ogni 8 ore

    Un morto ogni 8 ore

    Morti bianche: lo scorso 11 ottobre l’Inail ha celebrato la settantesima Giornata delle vittime sul lavoro. Il presidente, Franco Bettoni, ha descritto la situazione degli infortuni da inizio anno al 31 agosto, evidenziando che l’emergenza sanitaria ha influenzato non poco l’andamento infortunistico. Vediamo come.

    I numeri delle morti bianche

    Nei primi 8 mesi dell’anno le denunce di infortunio sono scese del 22,7% rispetto al 2019. La ragione è dovuta principalmente al lockdown della scorsa primavera e alla successiva difficoltà di ripresa di molte aziende. Le denunce sono state 322.132, di cui 52.000 dovute alla Covid-19. 

    Sempre nello stesso periodo sono aumentate le morti sul lavoro del 20,1%: 823 decessi, circa una persona ogni 8 ore. Di queste morti 303 sono legate al virus; a morire sono stati soprattutto gli uomini (l’84%, ovvero 254).

    Circa il 70% dei contagi sul lavoro riguarda operatori socio-sanitari. Il restante 30% invece riguarda aziende che non si sono fermate durante il lockdown.

    L’effetto Covid si fa sentire dunque proprio nel solo settore sanitario e assistenziale. Le denunce di infortunio sono salite del 124%, con punte oltre il 500% a marzo e oltre il 450% ad aprile. Due su tre riguardano il contagio da Covid.

    Morti bianche

    Le morti bianche sono un crimine di pace

    Un’inchiesta di Repubblica mette a nudo la scarsa responsabilità a riguardo del nostro paese, della classe dirigente in particolare. “Morti bianche”, “denunce con esito mortale”: parole che, nella loro freddezza, non rendono giustizia alle vittime.

    Bruno Giordano, il giudice che ha firmato quasi tutte le sentenze di Raffaele Guariniello, parla di “crimine di pace”. Crimine, appunto, perché non c’è la volontà, anzitutto politica, di fermarlo:

    È un crimine di pace e sa perché non si riesce a frenarlo? Perché i morti non votano

    Una legislazione incompiuta

    Dal DL 626/94 alla Legge delega 123/07 e al successivo TU fino al Jobs Act del 2015 la legislazione italiana sulla SSL sembra rincorrere tardivamente le direttive europee. Resta uno “scollamento tra regole formali e tutele sostanziali”, osserva Maria Giovannone dell’Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro.

    C’è una confusione di ruoli e competenze – si legge nell’inchiesta – tra Stato, Regioni, Ats, Ispettori del lavoro, Inail, Inps… e continua a mancare, spiega Giordano, un’autorità unica per la sicurezza sul lavoro.

    Irregolarità da record

    Ci sono aziende che nel volgere di poche settimane ricevono tre ispezioni da organi diversi. E ci sono aziende che non ne ricevono mai.

    Nel 2019 l’attività ispettiva ha riguardato 142.000 aziende di cui 99.000 sono risultate irregolari. Su 18.466 accertamenti definiti, 15.859 aziende sono risultate fuori norma: il tasso di irregolarità è dell’86%!

    Bisogna cambiare prospettiva, conclude Giordano, non basta controllare se le scarpe dell’operaio sono a norma. Bisogna approcciare la sicurezza come parte integrante dell’organizzazione aziendale.

    La sicurezza non è più un concetto sanitario ma organizzativo

    Per una cultura della sicurezza organizzativa, quindi, è importante formare bene anche le figure di responsabilità della SSL interne all’azienda.

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